Nel corso delle giornata è sembrato che l'Unione Europea si apprestasse ad applicare sanzioni contro X, la piattaforma social guidata da Elon Musk, per presunte infrazioni al Digital Services Act (DSA). Le indiscrezioni, provenienti da fonti anonime del New York Times vicine alla vicenda, indicavano che le misure punitive si sarebbero potute concretizzare entro l'estate del 2025, configurandosi come un severo monito per tutte le grandi piattaforme operanti nel territorio europeo.
L'UE però ha prontamente smentito: non c'è "nessuna multa contro X sul tavolo" ai sensi del Digital services Act, secondo il portavoce della Commissione europea, Thomas Regnier. "Le affermazioni sono sbagliate e non c'è alcuna proposta di multa per alcuna delle indagini Dsa attualmente in corso su X", ha precisato il portavoce, evidenziando che le istruttorie proseguono a livello "tecnico".
L'indagine dell'UE contro X
Secondo le fonti del New York Times, invece, l'indagine aveva radici profonde e risalirebbe addirittura al 2023, quando le autorità di Bruxelles hanno formalmente avviato un'analisi sulle pratiche di X. Già nel corso dell'anno precedente, una valutazione preliminare aveva evidenziato diverse aree di potenziale non conformità con i dettami del DSA. Le principali criticità sollevate riguardano la gestione dei contenuti ritenuti illegali e il contrasto alla proliferazione di notizie false all'interno della piattaforma.
In particolare, le autorità europee contestavano a X di non aver fornito dati sufficienti ai ricercatori esterni, ostacolando così la comprensione e la misurazione della diffusione della disinformazione e di altri materiali dannosi. Ulteriori elementi di preoccupazione riguardano la carenza di trasparenza in relazione agli inserzionisti pubblicitari presenti sulla piattaforma e un sistema di verifica degli account a pagamento giudicato insufficiente. Questa mancanza di adeguati controlli sull'autenticità degli account "verificati" esporrebbe la piattaforma a un maggiore rischio di abusi e di interferenze esterne, minando l'integrità del dibattito pubblico online.
L'entità precisa della sanzione pecuniaria che poteva essere inflitta a X secondo il New York Times era ancora in fase di definizione a Bruxelles. Tuttavia, una delle fonti citate suggeriva che l'ammontare potrebbe superare la soglia del miliardo di dollari. Questa cifra, se confermata, avrebbe espresso la volontà dei regolatori europei di stabilire un precedente forte e inequivocabile, volto a dissuadere altre grandi piattaforme dal violare le disposizioni del DSA.
La legge, infatti, prevede la possibilità di imporre multe fino al 6% del fatturato globale annuo delle aziende inadempienti, sebbene raramente venga applicata la sanzione massima prevista. Un aspetto tecnico di notevole importanza, data la struttura proprietaria di X, interamente controllata da Elon Musk, riguarda la possibilità, prevista dal DSA, di calcolare l'ammontare della multa basandosi sui ricavi aggregati che includono anche le altre società private facenti capo a Musk, come la compagnia aerospaziale SpaceX. Questo approccio, qualora venisse adottato, potrebbe far lievitare significativamente l'importo finale della sanzione, rappresentando un duro colpo finanziario per l'imprenditore e le sue attività.
In seguito alla diffusione delle indiscrezioni sulle imminenti sanzioni, la società X ha prontamente reagito attraverso un messaggio pubblicato sulla propria piattaforma. Nel suo comunicato, l'azienda ha definito eventuali sanzioni come "un atto senza precedenti di censura politica e un attacco alla libertà di parola", annunciando la ferma intenzione di difendere con ogni mezzo il proprio modello di business e il principio della libertà d'espressione in Europa. Un portavoce della Commissione Europea, pur astenendosi dal commentare il caso specifico di X, aveva invece ribadito l'impegno dell'UE ad applicare le proprie leggi "in modo equo e senza discriminazioni" nei confronti di tutte le piattaforme digitali operanti nel suo territorio.
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Aggiornamento del 04 aprile 2025 alle 17:06: aggiunta la smentita formale dell'UE delle sanzioni a X.